Facebook e la Guerra al Like Baiting: Cos’è e Cosa Significa per la Tua Strategia

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Cos'è la frictionless sharing di Facebook?

Si è fatto un gran parlare nell’ultimo paio di settimane della (non solo) presunta lotta al Like Baiting da parte di Facebook.

Se già sul finire dello scorso anno questo cercava di arginare la furia dei “meme”, additandoli a contenuti dallo scarso valore aggiunto, eccolo tornare oggi in maniera ancora più precisa su tutti quei contenuti, non solo immagini, che cercano in sostanza di fregare gli utenti. O almeno, così dice.

Stando a Facebook gli utenti sembrano gradire sempre meno tutti quei contenuti volti a raccogliere Like e a forzare le logiche di distribuzione sulla bacheca degli utenti.

Ma cos’è in sostanza il Like Baiting?

“Like-baiting” is when a post explicitly asks News Feed readers to like, comment or share the post in order to get additional distribution beyond what the post would normally receive.

Il Like-baiting avviene quando un post chiede esplicitamente ai lettori del News Feed di premere Mi Piace, Commentare o Condividere il post per ottenere visibilità aggiuntiva rispetto a quella che riceverebbe normalmente.

Che fare dunque per evitare ulteriori cali di visualizzazione dei nostri contenuti?

1. Non riutilizzare contenuti già in circolo

Brutale. Punta a sviluppare creatività da zero, piuttosto che pescare a mani basse nelle pagine brand più frequentate per rilanciare qualche contenuto sperando nell’onda positiva.

2. Non chiedere esplicitamente Mi Piace, condivisioni, commenti

Facebook menziona espressamente la tattica del chiedere di cliccare su Mi Piace, condividere o commentare come penalizzante.

Opinabile? Probabilmente. Ciò apre però le porte a riflessioni nuovamente interessanti circa l’uso dei mezzi già a nostra disposizione. Un esempio. Stai lanciando un sondaggino in cui chiedi di votare con un “Mi Piace” a una bottiglia di vino rosso o a una di vino bianco? Stimola il commento grazie a un messaggio intrigante, che implicitamente meriti un commento di qualità.

3. Non rilanciare contenuti in archivio

Anche se il contenuto è tuo, rilanciare qualcosa di datato o un album in archivio rischia di cadere in questo tipo di penalizzazione. Se questo è il caso, crea ancora una volta una creatività ex-novo, senza ricaricare lo stesso media identico a sé stesso.

Costruisci un messaggio completamente nuovo, anche per rilanciare un link già presente sulla tua pagina. Saper affrontare gli stessi temi da più fronti complementari diventa quindi un’attività fondamentale.

4. Cura la grammatica

Facebook punta a tutti quei contenuti la cui forma sgrammaticata sia solo un mezzo come altri per forzare l’utente a cliccare più o meno coscientemente del risultato su Mi Piace. Evita costrutti particolari fatti di caratteri e numeri più o meno privi di senso (ma tanto belli a vedersi, direbbero alcuni), poiché saranno i primi a cadere sotto la mannaia.

5. Cura la qualità del messaggio

In sostanza, è tutto qui. Tieni alto il valore globale del messaggio evitando fraintendimenti sulla forma e sulla destinazione del link. Descrivi al meglio ciò che l’utente troverà dall’altro lato e incoraggia la discussione (senza esplicitamente chiedere un Mi Piace). Rimandare al proprio sito non sarà di per sé una discriminante positiva o negativa.

Buon senso

Se ti sembrano pratiche dettate dal più puro buon senso e per nulla lontane da ciò che una buona pianificazione editoriale per i social media dovrebbe comprendere, beh, hai ragione. :)

Per tutti coloro che hanno tirato la corda nei tempi passati con una pianificazione scadente, scontata, fatta di contenuti altrui rilanciati per cavalcare l’onda, è arrivato il tempo di fare le cose per bene.

Per tutti gli altri, è una conferma in più della bontà di operazioni di marketing su Facebook più naturali, solide e lungimiranti.

C’è anche da dire che Facebook, sia per la frequenza che per il tono dei messaggi si sta avvicinando (pericolosamente?) a Google. Tagli e modifiche anche brutali, che cadono tutto sommato dall’alto e la cui community si affretta a dare seguito e dedurne le logiche dietro le quinte.

A quanto un Matt Cutts made in Facebook? :P

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© Francesco Gavello. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all’articolo originale: Facebook e la Guerra al Like Baiting: Cos’è e Cosa Significa per la Tua Strategia

Questo brevetto renderà innocui i Google Glass

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Smartphone & Tablet
Nella giornata di ieri molti americani hanno sborsato 1.500 dollari per portarsi a casa un paio di Google Glass. L’azienda di Mountain View aveva infatti annunciato la disponibilità, solo per 24 ore e a chiunque negli Stati Uniti, di acquistare i suoi occhialini iperconnessi, anche se pare che di tutti i modelli disponibili solo quello bianco sia andato “sold-out” . La volontà di aprire il programma “Glass Explorer” ad una più ampia fetta di pubblico, deriva dalla necessità di capire il reale appeal degli occhiali nei confronti dei veri utilizzatori. Inoltre vendendo il modello test, e non quello finale che verrà lanciato per tutti entro la fine del 2014, Google si è assicurata la possibilità di ricevere molti più pareri e opinioni sul gadget rispetto a quanto potesse avere con una cerchia ristretta di utilizzatori.Così mentre una serie di tecnologici entusiasti si è assicurata la prima esperienza di realtà aumentata, c’è chi, sempre negli USA, deposita un importante brevetto, destinato a bloccare sul nascere eventuali problemi di privacy quando in giro ci sono fotocamere e dispositivi di registrazione, come i Google Glass. Presso lo US Patent & Trademark Office è stato infatti depositato un brevetto che riguarda una tecnologia in grado di rilevare e interferire con telecamere “intrusive” che metterebbero in seria discussione la riservatezza dei cittadini, intenti a sfogliare foto e contenuti personali sui dispositivi mobili.Tra i depositari del particolare brevetto risultano, tra gli altri, Bill Gates e Nathan Myhrvold, rispettivamente co-fondatore ed ex CTO di Microsoft. Dando un occhio alla descrizione si legge: “Il sistema include un dispositivo con un display capace di riprodurre contenuti, un sensore e un circuito di elaborazione. Tale circuito ha il compito di ottenere informazioni dal sensore, analizzare e individuare l’eventuale presenza di una videocamera per poi modificare il contenuto visibile sul display per renderlo invisibile all’occhio di una videocamera esterna”.Nella pratica, quando si sta guardando qualcosa sullo schermo che si ritiene strettamente personale, il sistema si mette alla ricerca di eventuali telecamere nei paraggi, abili nel poter catturare le informazioni sensibili, e se ne rileva oscura il contenuto visto dall’utente per far sì che non cada nelle mani sbagliate. Il brevetto suggerisce che tra i contenuti altamente privati possono esserci foto, video, estratti di conti bancari, analisi mediche ed ogni altro contenuto che “nessuno vorrebbe far vedere ad altri”.Anche se il brevetto non cita esplicitamente i Google Glass, è chiaro che tra i dispositivi pronti a spiare chiunque in mezzo alla strada ci siano anche loro. Ma non solo: sarebbero etichettate come tali anche le centinaia di telecamere di sorveglianza che sono accese ogni giorno nelle maggiori città del mondo e che, grazie allo strumento descritto nel brevetto di Bill Gates (ma non solo), potrebbero diventare incapaci di catturare i contenuti riprodotti sugli schermi dei passanti, purché dotati della particolare tecnologia “anti-spia”.Trattandosi solo di un brevetto, al momento non ci sono speranze di poter vedere nel breve termine un simile oggetto. Restano inoltre dei dubbi sull’implementazione della tecnologia: smartphone già pronti con sensori e schermi che all’occorrenza di oscurano o periferiche hardware da poter adattare anche su modelli già sul mercato? Per ora non vi è risposta ma è una cosa è certa: la tecnologia si evolve e, di pari passo, evolve anche l’anti-tecnologia. In futuro, quando verranno messi in vendita i primi dispositivi brevettati, vedremo videocamere con la prima soluzione in grado di rendere inefficaci altre videocamere. Kramer contro Kramer.Segui @Connessioni !function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?’http’:'https’;if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+’://platform.twitter.com/widgets.js’;fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document, ‘script’, ‘twitter-wjs’);